Notizie e curiositá
Terni
Terni l'antica Interamna Nahartium ("terra tra due fiumi", cioè il Nera ed il Serra), fu la patria dell'imperatore Marco Claudio Tacito e dello scrittore Cornelio Tacito nonché di altri importanti personaggi del passato. Dopo la metà del XIX secolo, Terni fu partecipe di quella rivoluzione industriale che le valse l'appellativo di "Manchester italiana".
Il suo assetto attuale, soprattutto a causa dei pesanti bombardamenti subiti durante la seconda guerra mondiale, è prevalentemente moderno e dinamico. Nonostante questo, Terni conserva parte del suo centro antico ed alcuni notevoli monumenti. Tra questi ricordiamo in particolare la chiesa di San Francesco, duecentesca, con la bellissima Cappella Paradisi con affreschi del '300; l'antica chiesetta di Sant’ Alò, piccolo gioiello romanico; la chiesa di San Salvatore, sorta probabilmente su un preesistente Tempio del Sole di epoca romana; quella di San Pietro con la sua interessante struttura absidale ed il
suo chiostro; ed infine il Duomo, eretto nel XVII secolo.
Degni di nota sono anche i resti dell'Anfiteatro romano, delle antiche mura e i quartieri medievali, con resti di antiche torri e bei palazzi. Tra questi è particolarmente interessante
Palazzo Spada, attribuito al Sangallo.
Qui inoltre si trova la Basilica di San Valentino che custodisce il corpo del Santo, vescovo della città martirizzato nel III secolo d.C. oggi eletto in tutto il mondo patrono degli innamorati.
A 6 km dal centro si trova la Cascata delle Marmore, che con un salto complessivo di 165 metri è la cascata più alta d'Europa.
La Cascata delle Marmore è un'opera artificiale di sistemazione idraulica dovuta ai Romani; il fiume Velino, infatti, si allargava negli anni precedenti il 290 a.C. in una vasta zona di acque stagnanti, paludose e malsane. Allo scopo di far defluire queste acque, il console Curio Dentato fece scavare un canale che le convogliasse verso la rupe di Marmore, e da lì le facesse precipitare, con un balzo complessivo di 165 metri, nel sottostante alveo del fiume Nera.
Lo spettacolare salto della Cascata delle Marmore ha ispirato poeti ed artisti di ogni periodo storico: Virgilio nell' "Eneide", Cicerone e G. Byron nel "Childe Harolds Pilgrimage".
Fu proprio grazie alla ricchezza di queste acque ed alla loro energia, che fu possibile il sorgere, a Terni, di industrie siderurgiche, elettrochimiche ed elettriche.
Cascia
La cittadina sorge a 563 m. sul livello del mare, in prossimità del fiume Corno. Cascia nacque durante epoca romana, anche se di tale epoca non resta più nessun reperto a causa delle devastazioni dei popoli barbarici e dei terremoti che da sempre sconvolgono la cittadina e le zone limitrofe.
Come gran parte delle città umbre, è durante il Medio Evo che Cascia conosce il periodo di massimo splendore. Dapprima sotto la dominazione della signoria.
Folignate, passò in seguito sotto il dominio di Federico II di Svevia, a seguire fu contesa, senza successo,dalle vicine città di Norcia, Leonessa e Spoleto.
Solo alle soglie del 1500, si arrese allo Stato Pontificio sotto il cui dominio rimase per meno di trenta anni. Da allora mantenne sempre la propria indipendenza. Nel parlare di Cascia non si può non citare Santa Rita; la suora, beatificata nel 1900, visse tra il 1381 e il 1457. Oggi la Santa, conosciuta come dispensatrice di grazie, è venerata in tutto il mondo e moltissima gente si reca ogni anno in pellegrinaggio durante le celebrazioni ritiane al Santuario a lei consacrato.
Da vedere nella cittadina sono soprattutto i gioielli di architettura medievale: la chiesa gotica di San Francesco, che colpisce per la bellezza del rosone e del suo portone ogivale, la chiesa di S.Antonio Abate, originaria del 1400 ma ristrutturata e modificata in epoca barocca che all'interno presenta un ciclo di tele sulla storia del Santo. La collegiata di Santa Maria è uno degli edifici più vecchi di tutta la città, esso risale ad epoca longobarda, anche se, a causa dei danni riportati nei terremoti che hanno caratterizzato la storia geologica di queste terre, è stato notevolmente modificato. Al suo interno possono essere ammirate notevoli opere d'arte come il Crocifisso ligneo del 1400.
E'di epoca gotica anche la chiesa di S.Agostino, al cui interno si trovano stupendi esempi di affreschi di scuola umbra e perugina. Di notevole interesse storico e religioso sono la basilica e il monastero di S. Rita, veri e propri centri religiosi di fama mondiale. Infine, Palazzo Carli , con il suo interno, è forse l'esempio più rappresentativo dell'architettura civile della città.
Chiesa di Santa Rita da Cascia.
La prima pietra della chiesa fu posta il 20 giugno del 1937, solo dieci anni più tardi, il 18 maggio del 1947, l'edificio fu consacrato.
La basilica, rivestita di travertino bianco tipico delle cave di Tivoli, presenta un impianto a croce greca con quattro grandi absidi laterali e cupola centrale a dominare il presbiterio. L'artista Eros Pellini ha scolpito sul portale principale alcuni episodi della vita di Santa Rita da Cascia ed all’ interno, in marmo di Carrara, le tappe della Via Crucis.
Le spoglia terrene di Santa Rita riposano oggi protette dalla cancellata di sinistra ancora perfettamente conservate.
La Santa nata nel 1381 nella vicina Roccaporena e battezzata con il nome di "Margherita", per il volere del padre si sposò rinunciando, ad entrare in un convento Agostiniano secondo quelle che erano invece le sue più intime aspirazioni. Dopo 18 anni di un matrimonio travagliato e violento, la sua esemplare condotta spinse il marito a convertirsi. In un periodo di lotte comunali intestine il marito fu ucciso dalla famiglia dei Casciani; "Margherita" per evitare sanguinose e infinite vendette trasversali, perdonò i propri compaesani e trovò accoglienza nel Monastero delle Suore Agostiniane di Maria Maddalena. Nel 1442, la notte del Venerdì Santo, ricevette le stimmate da una spina della corona del Crocefisso, che secondo la tradizione, le si conficcò in fronte. Si spense il 22 maggio del 1447, e benché fosse oggetto di venerazione già negli ultimi anni della sua vita, solo nel 1628 fu beatificata da Papa Urbano VIII e solo il 24 maggio del 1900 fu santificata da Papa Leone XIII.
Norcia.
A 604 m. sul livello del mare, tra i fiumi Sordo e Torbidone sorge la cittadina, nota anticamente come Nursia, la più grande città del comprensorio.
Le origini della città sono remotissime: già ai tempi delle guerre puniche tra romani e i fenici,
Norcia ebbe un ruolo di primo piano, come è documentato dagli storici latini. Durante epoca romana fu centro di importanza politica: prima prefettura e municipio in seguito.
Sconvolta dai longobardi e dai goti, si riprese e fu un attivo centro medievale. Le sue bellezze storiche sono in gran parte state danneggiate dai frequentissimi terremoti che hanno devastato la cittadina nel corso dei secoli. Il primo terremoto documentato risale infatti alla prima metà del '300. Tuttavia, grazie ad un attento restauro, oggi la città si presenta nella sua struttura originale, con la splendida architettura medioevale e signorile. Come Cascia, la città diede i natali a un grandissimo personaggio religioso: San Benedetto, primo monaco del Cristianesimo, e fondatore dell'ordine dei Benedettini, che visse a cavallo del 500, tra la preghiera e l'umiltà del lavoro, come egli stesso sintetizzò
nella frase ormai celebre "Ora et Labora (Prega e Lavora).
La Basilica di San Benedetto da Norcia
Viene eretta secondo la tradizione sui resti della casa natale del Santo.
La disposizione degli spazi interni è su impianto a croce latina con abside poligonale; il suo interno, è su due livelli: al piano superiore si trova la chiesa principale mentre la cripta, dove si possono notare parti di antiche mura romane, è al piano inferiore.
Le pareti sono decorate con preziosi affreschi del 1500 e tele del 1600. L'esterno della chiesa di San Benedetto da Norcia si presenta nella sua struttura originale soltanto in una parte della facciata, caratterizzata da un elaborato rosone ed un bel portale ogivale. Un portico movimenta la parte destra della chiesa lungo tutto il lato fino al campanile.
Spoleto
Pur mostrando anche nel tessuto urbanistico evidenti influssi di epoca romana, mantiene sostanzialmente intatto un aspetto antico - medioevale, dovuto al periodo in cui fu prima fiorente Ducato longobardo, e poi importante centro dello Stato pontificio.
Alle più antiche origini di Spoleto appartengono l'arco di Druso del 23 d.C. (presso la chiesa romanica di Sant'Ansano), il Teatro romano, la cui costruzione si fa risalire ai primi anni dell' Impero, oltre alla basilica paleocristiana del IV secolo di San Salvatore (a circa 1.2 km a nord). A poca distanza dalla duecentesca chiesa di S.Gregorio Maggiore, caratterizzata dalla suggestiva zona absidale e dal presbiterio rialzato, si trovano ancora un Ponte Romano detto anche Sanguinario a tre arcate in blocchi di travertino e l'anfiteatro del II sec. d.C. Monumenti di epoca più recente ma di altrettanto fascino sono le chiese di San Domenico e di San Ponziano entrambe erette intorno al XII secolo. Di grande interesse è sicuramente la chiesa di San Pietro per gli straordinari bassorilievi che
ne ornano la facciata duecentesca.
Dallo spazio antistante San Pietro si gode un'ampia vista che abbraccia tutta Spoleto fino al possente Ponte delle Torri, (dieci arcate alto 80 metri e lungo ben 230), il quale collega la Rocca alle pendici del monte che domina la cittadina. Proprio Monteluco fu il monte sacro agli anacoreti che qui si stabilirono a partire dal VII sec. fondando il convento di San Francesco a circa 8 km dal centro abitato e, la chiesa di San Giuliano. Sicuramente indimenticabili per chi ha la fortuna di visitare questi luoghi saranno l'intero complesso del Duomo, eretto nel XII sec., caratterizzato dalla ricchezza degli arredi interni, dai mosaici bizantineggianti della sua facciata, e la chiesa romanica di Sant'Eufemia.
Chiesa di Sant'Eufemia.
L'interessante edificio romanico del XII secolo nasconde al di là di una semplice e al tempo stesso austera facciata, decorata da una sola bifora, un interno a tre navate divise da colonne e pilastri polistili illuminate da monofore di stile romanico lombardo. Il prospetto a due spioventi sopraelevati al centro è tipico della prima architettura romanica spoletina con portali a rincassi concentrici e archetti rampanti. Il particolare forse di maggior interesse artistico è però rappresentato dalla zona dei matronei a causa della grande rarità di questa tipologia costruttiva nel territorio umbro.
Il Duomo di Spoleto
Il maggiore monumento cittadino eretto in forme romaniche nel XII secolo, ha subito interventi successivi con l'aggiunta di un portico di stile rinascimentale fra il 1491 e il 1504 e il rifacimento degli interni nel '600.
Nell'alto della facciata a capanna, ornata di rosoni e arcate ogivali cieche, fra i simboli dei quattro evangelisti spicca il grande mosaico bizantineggiante del 1207 il quale raffigura Cristo tra la Vergine Maria e S.Giovanni.
Trevi. Sorge fra Foligno e Spoleto, come la maggior parte dei borghi medioevali della zona, su un colle in posizione dominante rispetto alla pianura dove scorre il Clitunno.
Uno dei momenti artistici più interessanti per chi visiterà questa cittadina è sicuramente la chiesa di San Emiliano del XII secolo, con tre absidi ornate da lesene e archetti su mensole. Oltre alla chiesa di San Francesco, gotica, del 1200, che ospita affreschi del XIV e XV secolo, è bene visitare anche nel quattrocentesco palazzo comunale la Pinacoteca dove si possono ammirare una Madonna del Pinturicchio e un ' Incoronazione di Maria dello Spagna.
Assisi
Assisi si allunga sulle pendici del Monte Subasio, al di sopra della pianura in cui scorrono il Topino e il Chiascio.
Benché possa vantare un'origine di epoca romana, l'attuale aspetto di Assisi, tanto degli edifici quanto del tessuto urbano, è stato sicuramente determinato dallo sviluppo medioevale. Il nucleo più antico della cittadina è protetto da un apparato difensivo costituito da otto porte di accesso fortificate e da una lunga cinta muraria, ancora in ottimo stato di conservazione, che fa capo a due castelli: la Rocca Maggiore, ricostruita dal Cardinale Albornotz nel 1367 e la Rocca Minore. Assisi, oltre agli edifici di culto di così grande importanza da non poter essere considerati suo patrimonio esclusivo, come la basilica di San Francesco, vanta anche le chiese di Santa Chiara e di San Pietro.
Tutti coloro che avranno la fortuna di visitare questa splendida cittadina dovranno convenire con chi ritiene che la sua bellezza vada al di là di un breve e, per forza di cose, incompleto elenco di opere più o meno straordinarie, essendo invece da ricercarsi nell'atmosfera dei luoghi che la storia e la fede di un Santo hanno reso unici nel mondo.
La chiesa di S.Francesco sorge oggi là dove il Santo aveva scelto di essere sepolto, nella zona di Assisi che nel medioevo era nota come "colle dell'inferno", ovvero il luogo che in
quell'epoca era destinato alle esecuzioni pubbliche. L'edificio è oggi composto da due chiese sovrapposte, quella superiore ha aspetto gotico, luminoso e slanciato , quella inferiore invece, a cui si accede attraverso un portale gotico del 200, è bassa ed austera. Qui l'interno ad una navata con transetto ospita gli straordinari "affreschi allegorici" di Giotto, la "Madonna Angeli e San Francesco" e i "Cinque Santi" di Simone Martini, gli "Episodi della vita e della passione di Cristo", la"Madonna e Santi" e le "Stigmate" di Lorenzetti.
La chiesa di Santa Chiara di Assisi.
Viene costruita in stile gotico italiano fra il 1257 ed il 1265, lungo l'asse viario che collega Porta Nuova a S.Francesco.
La basilica di Santa Chiara di Assisi, realizzata con la tipica pietra rosa estratta dalle cave del Monte Subasio, contiene preziosi affreschi risalenti al periodo che va dal XII al XIV secolo.
Nella I° cappella a destra lungo l'unica navata, terminante in transetto e abside poligonale, si può ammirare il Crocifisso, che secondo la tradizione, avrebbe invitato S.Francesco nella chiesa di S. Damiano, a "rifondare la Chiesa". Questa cappella e la successiva sono i resti della preesistente chiesa di S.Giorgio e come tali rappresentano la zona più antica dell'edificio. Nella cripta si conservano i resti terreni di Santa Chiara di Assisi e alcune reliquie particolarmente ben conservate: un saio di San Francesco ed una veste realizzata dalla Santa. Dalla Piazza antistante la Chiesa, caratterizzata dalla presenza degli archi rampanti sul fianco dell'edificio e dalla facciata con rosone centrale, si può godere di un vasto panorama, tanto che nelle giornate di cielo terso, si può abbracciare in un solo sguardo la valle umbra da Montefalco a Perugia.
Gualdo Tadino
Famoso per le sue fabbriche di ceramiche artistiche, sorge sul colle Sant'Angelo dominato dalla Rocca Flea. Niente sappiamo dell'esistenza di un nucleo preromano, ma é certo che la Tadinum romana dovette essere un nucleo piuttosto importante poiché sorse lungo la via Flaminia assolvendo così una funzione di collegamento.
Subì numerose devastazioni in seguito alle invasioni barbariche; fu per tali motivi che la città dovette essere ricostruita intorno al 1180 sui colli vicini, come ci dimostra il nuovo nome da essa assunto, cioè Gualdo, che deriva dal tedesco "walt" che significa "bosco". Divenuta nel Medio Evo libero comune, passò successivamente allo Stato Pontificio.
La visita della città offre diversi motivi di interesse: innanzitutto la Rocca Flea, realizzata nel XIII secolo per volere di Federico II. Tra le chiese dobbiamo ricordare il Duomo di San Benedetto (esso risale al XIII secolo) con la sua interessante facciata aperta da bei portali ed adornata da un bellissimo rosone (pregevoli opere si trovano nel suo interno) e la chiesa di San Francesco, stupenda costruzione gotica.
La basilica cattedrale di San Benedetto
E' la principale chiesa gualdese si erge nella piazza principale della città dominandola con il suo caratteristico rosone divenuto nel tempo uno dei principali simboli di Gualdo Tadino.
All'interno della Basilica si trova la cappella dedicata al beato Angelo, in cui sono conservate le spoglie dell'eremita gualdese protettore della città, la cui festa si celebra il 15 gennaio.
Da qualunque direzione si arrivi a Gualdo Tadino non si può far a meno di notare la Rocca Flea: l'antico maniero che si erge a protezione della città.
Antichi documenti testimoniano che già alla fine del X secolo la Rocca Flea esisteva e faceva parte dei possedimenti dei conti di Nocera.
Perugia
La grande "Arce Guelfa" sorge al centro della regione, con i 5 rioni storici racchiusi dalle mura Etrusche: enormi bastioni formati da ciclopici massi, squadrati e messi in opera 22 secoli fa ed ancora visibili per lunghi tratti.
Quando la città di Roma era poco più di un accampamento di capanne, nella Perugia etrusca si entrava da ben 7 porte, tra cui particolarmente imponente, la Porta Pulchra o d'Augusto. Entrando da Porta San Pietro, rifatta all'esterno da Agostino di Duccio nel 1475, s'incontra a destra la basilica di San Domenico. Si raggiunge poi, la Piazza del Sopramuro, dove si allineano il palazzo quattrocentesco dell'Università Vecchia, unito al Palazzo del Capitano del Popolo; proseguendo, dopo una breve salita, si apre una delle importanti piazze d'Italia: la Piazza Grande di Perugia (Piazza IV Novembre) un superbo complesso monumentale che comprende il Palazzo dei Priori, la Cattedrale e, al centro, la Fontana Maggiore del '200.
All'estremo opposto di Corso Vannucci si trova un famoso giardino-belvedere che è stato creato sopra il basamento della Rocca Paolina, ossia la fortezza fatta erigere da Papa Paolo III nel 1540.
Questo basamento racchiude, come sotto un'enorme campana, un intero quartiere della città vecchia, una città morta, una specie di Pompei Medievale che è stata rimessa in luce e di cui la visita è oltremodo affascinante.
Le salite e le gradinate sono di norma ripide, sia quelle che risalgono alle età più remote
sia quelle tracciate in epoche più recenti: la rampa di Via delle Prome, partendo dall'Arco d'Augusto, conduce al punto più alto della città, dove sorgeva la fortezza di Porta Sole eretta nel secolo XIV dalGattapone e in seguito distrutta a furore di popolo.
Il Palazzo dei Priori
Superba espressione dello spirito comunale della città, fu eretto tra il XIII e il XV secolo.
La sua massa severa, tutta chiusa nella veste di pietra squadrata e appena illeggiadrita dai due ordini di bellissime trifore gotiche che si prolungano in serrata fuga sul lato più lungo, s’immette nella piazza come un enorme bastione. Gli fa riscontro con la sua grigia e grezza muraglia il fianco della Cattedrale, che si leva di fronte alla sua alta gradinata, dalla quale gestisce la grande statua bronzea di Papa Giulio III, eretta nel 1555 dai perugini riconoscenti. Su Corso Vannucci, il Palazzo si adorna di un portale decorato come quello di una cattedrale. Da questo portale si entra alla Galleria Nazionale dell’Umbria, la più importante collezione di dipinti umbri, nelle sue numerose sale spiccano capolavori di rara fattura comprese alcune tavole del Perugino, l’artista che con la purezza del disegno ed il soave sentimento del colore ci ha dato la più felice espressione della grazia e della dolcezza dell’Umbria.
L’elemento di maggiore attrattiva della Piazza Grande di Perugia, oggi Piazza IV Novembre, nel quale si coagula con il significato spaziale anche quello artistico della piazza, è la Fontana Maggiore, bellissima per eleganza delle linee, l’armonia delle forme e l’alto pregio della decorazione.
Fu eretta nel 1278 forse su disegno di fra Bevignate, che immaginò due vasche marmoree poligonali concentriche sormontate da una tazza bronzea. La Fontana è una delle più belle, per eleganza di linee, armonia di forme e pregio nella decorazione incentrata in 50 bassorilievi e 24 statue con cui la ornarono Nicola e Giovanni Pisano. Gli specchi delle vasche rappresentano personaggi, santi, simboli e scene attinenti alla città e alla fantasia medievale. La Fontana ha recentemente subito un restauro durato cinque anni che l'ha riportata all'antico splendore.
Spello
Sorge fra Assisi e Foligno, adagiata su uno sperone del Monte Subasio al di sopra di una fertile pianura irrigua.
Fra le città della zona è quella che sicuramente annovera il maggior numero di testimonianze di epoca romana; la cinta muraria, poi fondamenta per quella medioevale, i resti del teatro, dell'anfiteatro, delle terme e le splendide Porta Consolare, Porta Urbica e Porta Venere di epoca augustea. Salendo verso l'alto si raggiunge la chiesa di Santa Maria Maggiore, costruita fra il XII e il XIII secolo, la quale benché mostri una bella facciata rifatta con materiali antichi nel 1644 contemporaneamente ad una modifica dell'impianto architettonico, ha al suo interno il suo più grande tesoro.
Orvieto
Le origini di Orvieto risalgono alla civiltà etrusca: i primi insediamenti, sono del IX° secolo a.C. e si localizzarono all'interno delle grotte tufacee ricavate nel massiccio su cui sorge attualmente la città.
Dopo essere stata annessa nel III° secolo a.C. ai territori di Roma, Orvieto rimane sotto la sua dominazione fino al declino dell'Impero Romano d'Occidente. Diviene poi libero Comune, e durante le lotte tra Guelfi e Ghibellini, è strenua oppositrice del Barbarossa, rimanendo fedele al Papa. Forte della considerazione dello Stato Pontificio, Orvieto può così prosperare per tutto il Medioevo, raggiungendo l'apice dello sviluppo nel XIII secolo con la costituzione del Consiglio generale dei 400 e l'elezione del Capitano del Popolo.
E' durante questo periodo che si ebbe un fervido lavoro di costruzione di palazzi ed edifici sacri tra cui spicca il celeberrimo Duomo, risalente al 1263, indubbiamente la testimonianza architettonica più importante della città, con la sua splendida facciata gotica e con la ricchezza delle decorazioni e delle cappelle interne. I lavori per la costruzione del Duomo di Orvieto ebbero inizio sotto il pontificato di Urbano IV.
Il Papa volle consacrare in questo modo il cosiddetto "miracolo del sangue": durante una messa tenuta nella chiesa di Santa Cristina a Bolsena da un prete boemo, durante l'Eucaristia, dal Pane spezzato sgorgò sangue che cadde sul corporale ora racchiuso in un bellissimo Reliquiario Gotico.
All'interno, oltre alla Cappella del Corporale, eretta intorno al 1350 d.C. da Andrea Pisano per custodire la reliquia del miracolo di Bolsena e alle varie cappelle strutturate con volte a crociera, spicca per importanza dei cicli pittorici in essa custoditi la Cappella di San Brizio dove Frà Giovanni da Fiesole Beato Angelico, Benozzo Gozzoli, il Perugino ed
a partire dal 1499 d.C. Luca Signorelli realizzarono affreschi dedicati al "Giudizio Universale" ed ai regni celesti dell'Inferno e del Paradiso. Nel transetto, si può ammirare una Pietà del XVI secolo.
Tour della Campania: Notizie e Curiosita
Napoli
L'origine della città di Napoli è ancora oggi molto controversa, alcuni studiosi asseriscono che essa fu fondata ben ventisei secoli avanti Cristo ma di ciò non esistono prove certe se non alcuni segni non sufficienti da essere letti e decifrati. La posizione geografica della città è particolarmente favorevole, al centro del Mediterraneo, in un ambiente umanizzato e naturale, quello del Golfo dominato dal Vesuvio, un golfo profondo e riparato con un clima mite e temperato.![]()
Il Palazzo reale di Napoli
Fu realizzato nel 1600, durante il vicereame del conte di Lamos don Ferrante Ruiz de Castro y Andrada, su progetto di Domenico Fontana. Esso avrebbe dovuto ospitare il re Filippo III di Spagna, in occasione di una sua visita a Napoli; ma la visita non avvenne mai, così il palazzo divenne la residenza del vicerè. Fu successivamente la residenza dei re borboni.
La facciata della reggia reca delle nicchie contenenti le statue dei re capostipiti delle dinastie regnanti a Napoli, da sinistra si ha Ruggero il Normanno, Federico II di Svevia, Carlo I d’Angiò, Alfonso I d’Aragona, Carlo V, Carlo di Borbone, Gioacchino Murat e Vittorio Emanuele II di Savoia.
Il Castel dell’Ovo
fu fondato sull’isoletta di Megaride. Esso risale, prima ancora che al periodo ducale, a quello dell'antica Roma, con il castrum lucullanum. Secondo una leggenda medievale, il castello sarebbe stato costruito da Virgilio. Al poeta latino, infatti, nel Medioevo venivano attribuiti poteri magici. Questi avrebbe racchiuso un uovo in una gabbia e a quest'uovo, nascosto nel castello in un luogo segreto, era legata la sorte del maniero e della stessa città di Napoli: finché l'uovo non si fosse rotto il castello e la città sarebbero stati preservati da ogni sorta di sventura e dalla distruzione. Il nucleo originario del castello era parte della lussuosa villa del nobile romano Lucullo, per molti secoli fu sede di conventi e dopo l'arrivo dei Normanni vi fu creata una fortezza che, nei successivi suoi rimaneggiamenti, prese la forma attuale.
Piazza del Gesu’ Nuovo”
Al centro della piazza si trova l'alta “Guglia dell'Immacolata” con in cima la statua della Madonna. Intorno si affacciano importanti chiese monumentali.
La Chiesa di Santa Chiara
Struttura in stile gotico con annesso il monastero,fu fondata nel 1310 da Roberto d'Angiò, decorata da Giotto e celebrata dal Petrarca. All'interno si possono vedere le sculture di Tino di Camaino per i monumenti funebri di alcuni membri della famiglia reale angioina. Alle spalle della chiesa, nel convento delle clarisse, merita di essere menzionato “il Chiostro di Santa Chiara”. Ristrutturato intorno al 1750 da Domenico Antonio Vaccaio, conserva dell'originario impianto gotico solo gli archi acuti del porticato, mentre i pilastri ottagonali e i sedili in pietra dello spazio centrale furono rivestiti con maioliche dipinte raffiguranti motivi campestri e allegorici. Alle decorazioni del chiostro di Santa Chiara si sono ispirati generazioni di ceramisti napoletani nei lavori eseguiti in ville, palazzi e giardini di tutto il Regno. Ancora oggi le mattonelle prodotte dai laboratori di ceramica artistica artigianale risentono degli influssi di questa tradizione.
La Chiesa del “Gesu’ Nuovo”
La chiesa, che da il nome alla piazza, era in precedenza un palazzo signorile dei Principi di Salerno, la famiglia Sanseverino, caduta in disgrazia per le posizioni antispagnole del Principe Ferrante, che fu esiliato. Il palazzo fu confiscato e affidato ai Gesuiti. La facciata in bugnato è quella originale, mentre l'interno fu ricostruito in forme barocche, con ricca e importante decorazione pittorica e scultorea.
Piazza San Domenico Maggiore.
Nella piazza si affaccia l'abside della omonima chiesa, costruita tra il 1283 e il 1324 da Carlo d'Angiò per i frati domenicani, che negli ambienti adiacenti ospitarono per alcuni secoli la Università di Napoli, dove insegnò anche San Tommaso d'Aquino. Quando vennero gli Aragonesi, questa divenne la chiesa principale della città, destinata ad ospitare le tombe della nuova dinastia, sostituendo in questa funzione la Chiesa di Santa Chiara.
La Cattedrale di Napoli e Il tesoro di San Gennaro
La chiesa cattedrale fu edificata sul luogo ove anticamente sorgevano i due templi dedicati ad Apollo e a Nettuno. Già nel IV secolo sorgeva la Basilica di Santa Restituta, poi, nel 570, fu edificata una chiesa dedicata al Salvatore, detta anche Stefania, dal nome del vescovo Stefano, che la volle. Fu il re Carlo I d’Angiò a voler far costruire la nuova chiesa, la quale fu fatta erigere, solo successivamente, dal figlio di questi Carlo II, essa fu inaugurata nel 1315. Venne, poi, fatta riedificare da re Alfonso I d’Aragona, essendo stata distrutta da un violento sisma nel 1456. Numerosi, poi, furono, nel corso dei secoli, i rimaneggiamenti. La facciata, più volta restaurata, fu completamente rifatta da Enrico
Alvino nel 1887.
La terza cappella, a destra, è quella detta del Tesoro di San Gennaro: durante l’epidemia di peste del 1526 il popolo fece solenne voto di erigere una cappella in onore del santo patrono; ma la costruzione poté iniziare solo nel 1608. Nella cappella sono custodite le ampolle che contengono il miracoloso sangue del patrono di Napoli.
Ai lati del presbiterio vi è il Succorpo di San Gennaro, o Cappella Carafa, opera di Tommaso Malvito, e vanto dell’arte rinascimentale napoletana.
La Cappella di San Severo
Venne fatta costruire nel 1590 da Giovan Francesco di Sangro quale ricovero per un’immagine della "Pietà" ritenuta miracolosa (ancora oggi visibile in alto sulla parete dell’altare), dalla quale deriva la corretta intitolazione di Santa Maria della Pietà o Pietatella. Si deve al figlio del fondatore, Alessandro, la sua trasformazione nel 1608 in cappella per le sepolture della famiglia. L’aspetto attuale è quello di una ristrutturazione settecentesca voluta dal principe Raimondo di Sangro, che occupò un posto di rilievo nella vita culturale, sociale e politica della Napoli nel secolo dei lumi. Fu scienziato e letterato, militare di alto rango in gioventù e comandante del famoso reggimento “capitanata” che contribuì alla vittoria borbonica di Velletri nel 1744; accademico della Crusca, cavaliere dell’ordine di San Gennaro, nonché Grande maestro della Massoneria Napoletana; fu mecenate delle arti, libellista e editore, impegnando la sua vita nell’osservazione e nell’approfondimento di fenomeni naturali e di novità tecnologiche. L’idea di un organismo unitario aveva portato il Principe ad affidare il lavori ad uno scultore di grande fama, Antonio Corradini, autore della "Pudicitia velata" desiderata da Raimondo per onorare la memoria della madre, Cecilia Gaetani morta in giovane età. Al maestro veneto, subentrò nell’impresa il genovese Francesco Queirolo, autore del "Disinganno", dedicato al padre del Principe, Antonio de’ Sangro. Dopo il 1759, quando il rapporto tra il committente e il Queirolo si deteriorò, nella prosecuzione dell’impresa si imposero artisti napoletani. A Francesco Celebrano, spetta, tra il 1762 e il 1768, il grande rilievo dell’altare maggiore con la "Deposizione" comprendente la mensa e sotto di questa un avello scoperchiato da due angioletti; a Giuseppe Sanmartino si deve la statua del "Cristo Velato" posta al centro della navata, mentre nella cavea sotterranea sono conservati due scheletri, in realtà semplici macchine anatomiche, di un uomo e di una donna, che hanno contribuito alla diffusione di un’immagine favolosa del principe.
Ravello
Appoggiata sul contrafforte che divide la valle del Dragone da quella del Regina, dall'alto domina, con i suoi 350 metri d'altezza sul livello del mare, i paesi di Minori e Maiori. Questo luogo incantato è tra i più belli della Costiera Amalfitana, con un ambiente e un panorama intensi e unici. Famosa per la sua atmosfera di grande tranquillità e per il profondo fascino che ogni angolo di questa cittadina emana, la sua immagine è legata soprattutto alle sue ville Rufolo e Cimbrone con panorami mozzafiato.
Amalfi.
Il cuore della cittadina, ornata dalla prestigiosa Fontana del Popolo (copia della originale più antica, inghiottita dal mare durante una tempesta) è dominata dall’imponente gradinata della Cattedrale di Sant’Andrea. Amalfi accoglie Il “Museo della carta”splendido ed unico tesoro,allestito nei locali della vecchia cartiera Milano. Scampati all’abbandono, si ammirano gli antichi congegni per produrre i preziosi fogli, ancora oggi funzionanti.
Capri Anacapri e la Grotta Azzurra
L’ Isola di Capri, diversamente dalle altre isole del golfo; tutte di natura vulcanica rivela la sua natura calcarea nelle ripide e scoscese pareti dolomitiche di inconfondibile bellezza e nelle numerose cavità naturali (grotte) che la rendono celebre in tutto il mondo unitamente alle suggestive cuspidi dei Faraglioni.
Dagli inizi del secolo scorso fino ad arrivare ai giorni nostri Capri divenne un luogo ambito e ricercato da letterati delle più disparate origini.
Dalla Punta Campanella l'isola dista dal continente solo 5 km. Consta di due comuni Capri ed Anacapri; scarsa e irrilevante la rete stradale, l'isola è stata giustamente pedonalizzata a salvaguardia e tutela del patrimonio ambientale e paesaggistico.
Elemento singolare è la mancanza di sorgenti per cui l'isola fu dotata di cisterne di raccolta per l'acqua piovana sin dall'epoca romana. Oggi si provvede con un moderno impianto di desalinizzazione. La principale risorsa economica di Capri è il turismo che si è andato
sviluppando su scala industriale fin dalla fine del secolo scorso.
Capri
Il segreto fascino del centro di Capri è costituito dalle sue caratteristiche costruzioni a volta che sembrano inseguirsi in un dedalo intrecciato di vicoli e stradette. L'oggetto più singolare è senza dubbio la Piazzetta vero e proprio salotto all'aperto in stupenda posizione panoramica ove la variopinta comunità internazionale ama ritrovarsi sui suoi celebri gradini in un ambiente raffinato ed esclusivo, comunque a portata del grande flusso turistico di massa. La frazione di Marina Grande costituisce il principale porto di accesso all'isola. Da Marina Grande si diparte la Funicolare che in circa 4 minuti ci
conduce a Capri, raggiungibile peraltro attraverso una comoda strada asfaltata. a Capri è interessante visitare la trecentesca Certosa di S. Giacomo al cui interno sono custodite pregevoli opere d'arte e sono visibili due chiostri del XV-XVI sec.
Anacapri
In territorio di Anacapri, il Monte Solaro, un eccellente punto panoramico che rappresenta la massima elevazione dell’ Isola.
E la Grotta Azzurra, raggiungibile in seggiovia o mulattiera da Anacapri, o con la barca. Indubbiamente una delle cavità carsiche più rinomate del mondo, celebre per i notevoli riflessi colorati osservabili al suo interno nonché per gli avanzi sommersi di opere murarie romane che ci documentano lo sprofondamento della grotta avvenuto in epoca storica
Pompei
Situata ai piedi del Vesuvio. Fondata dagli Osci, una popolazione di cultura mista: Osca, Etrusca e Greca; verso la fine del V secolo fu occupata dai Sanniti e nell' 80 a.C. dai romani. Fiorente centro mercantile, nel '62 d.c. la città fu danneggiata da un violento terremoto e dopo diciassette anni la lava che eruttò dal Vesuvio la seppellì. proprio mentre stava risorgendo. Al momento dell'eruzione essa copriva un'estensione di circa 66 ha e si presume che contasse dai 20 ai 30.000 abitanti.
Sepolta da uno strato di oltre 5 m. di ceneri, la citta', dopo secoli di oblio, fu riscoperta casualmente alla fine del XVI secolo; gli scavi, avviati poi nel 1748 per volere di Carlo di Borbone, e condotti in modo sempre piu' rigoroso e sistematico nel corso dell'800, non furono da allora mai piu' interrotti. Dissepolta per circa tre quinti della sua totale estensione, con piu' di novecento edifici portati alla luce, offre oggi, insieme a Ercolano e a Stabbia, la piu' straordinaria testimonianza di vita quotidiana, oltre che di edilizia pubblica e privata del mondo antico.
L’area Archeologica
L'impianto urbanistico dell'antica Pompei si presenta a reticolo, con strade per lo piu' rettilinee, che si incrociano perpendicolarmente. Le arterie principali, cardines e decumani, e le arterie secondarie, viae e itinera, si presentano di ampiezza variabile, fino a un massimo di 10 m., tutte costeggiate da marciapiedi e dotate di profondi solchi, che consentivano il passaggio dei carri. La citta', aveva i principali luoghi di riunione nella piazza del Foro, su cui prospettavano numerosi edifici, tra cui il tempio di Giove e la cosiddetta Basilica. Tra gli edifici pubblici, inoltre, degno di grande attenzione il grandioso anfiteatro, risalente al I secolo a.C. Anche l'edilizia residenziale offre un'eccezionale testimonianza; la costruzione privata, appare qui nel suo processo evolutivo, dal IV secolo a.C. fino al I secolo d.c. si evince in modo chiaro, infatti, il passaggio dalle abitazioni tipicamente italiche, caratterizzate da una struttura semplice e austera, a quelle di gusto ellenistico, piu' ampie e raffinate, a quelle, infine, del periodo romano-imperiale, nelle quali predominano il fasto, la ricercatezza e l'abbondanza degli elementi decorativi. Merita di essere menzionata,
La “Villa dei Misteri”' considerata uno dei monumenti piu' importanti dell'antichità'. Eretta nel corso della prima meta' del II secolo a. C, fu più volte ampliata e restaurata: molti dei lavori e delle decorazioni furono realizzati nel 60 a. C., mentre, nel corso del I secolo d.c. parte della sua struttura fu trasformata in dimora rustica. Sulle pareti del triclinio, si distende il piu' grandioso ciclo pittorico che l'antichità' ci abbia lasciato: di 17 m. x 3, esso risale al I secolo d.C. e comprende 29 figure dipinte a grandezza naturale, con colori assai vivaci su fondo rosso. La composizione figurata, la cui esegesi e' ancora oggetto di discussione tra gli studiosi, sembra che rappresenti l'iniziazione di una sposa ai misteri dionisiaci. Di grande bellezza le immagini, che si snodano delineando una sorta di sequenza, ricca di simboli e di situazioni legate in modo chiaro a un rito misterico, che, delineato gia' dalla prima scena, con la lettura di un rituale da parte di un bambino, forse Dioniso fanciullo, si conclude con la vestizione della sposa, sotto lo sguardo attento di una domina ammantata. Oltre al fregio figurato, la villa e' decorata da una serie di mirabili architetture dipinte, tra cui, davvero notevole, nell'oecus, quella raffigurante uno slanciato colonnato a festoni, su fondo rosso, e un magnifico portale.
Il Santuario della Madonna del Rosario. e' uno dei piu' importanti e dei piu' visitati centri italiani di devozione mariana
La costruzione, fatta iniziare nel 1876 da Bartolo Longo, promotore e fondatore dell'Opera pompeiana, fu terminata nel 1891.
Dotata di pianta a croce latina, la chiesa fu ampliata nel corso degli anni Trenta, con l'aggiunta di due navate e di una grande cupola. La maestosa facciata, inaugurata nel 1901, anno in cui l'edificio sacro fu elevato a dignita' di basilica, presenta un doppio ordine sovrapposto: quello inferiore, in stile ionico, con tre arcate ornate da colonne e pilastri, mentre quello superiore, in stile corinzio, con loggia papale ornata da balaustra marmorea. L'interno, riccamente decorato, presenta 4 maestosi pilastri, che sostengono la monumentale cupola, diverse graziose cappelle e la cripta con le spoglie di Bartolo Longo. Sull'altare maggiore, poi, e' custodita l'immagine, che la devozione popolare ritiene miracolosa, della venerata Madonna del Rosario: si tratta di un'antica tela, forse seicentesca, ornata da numerose gemme e racchiusa da una ricca cornice bronzea. Interessanti, infine, la sala del tesoro, che custodisce preziosi ostensori, calici e altri arredi sacri, e il piccolo museo, nel quale sono esposti ex voto e oggetti donati dai pellegrini. Adiacente al santuario e' un maestoso campanile, in granito grigio e marmo bianco, inaugurato nel 1925. Alto 80 m., presenta 5 piani rastremati, raccordati da colonne lisce, ed e'ornato da diverse statue. Il campanile e' coronato da una cupola bronzea, sormontata da una bella croce gemmata.
Ercolano
L'eruzione del Vesuvio che nel 79 d.C. distrusse anche Pompei investì con una colata di fango e di lava questa raffinata cittadina, sommergendone case e oggetti. Ma, a differenza di Pompei, qui si sono conservati strutture lignee e mobilio, perciò quanto è stato riportato alla luce da lunghi scavi riveste un interesse eccezionale per documentare usi, costumi, abitudini ed arte dell'età romana. Fu luogo di villeggiatura frequentatissimo dai ricchi romani. Cicerone la considerava una delle più importanti città della Campania; Cesare vi possedeva una villa. Sulla sua area sorse poi la città di Resina,
che nel 1969, con decreto, ha mutato denominazione in Ercolano. Gli scavi archeologici, furono iniziati da Emanuele di Lorena nel 1709; poi interrotti e ripresi più volte finché non intervenne nel 1927 il Governo italiano. Fra gli edifici degli scavi va ricordato il Teatro, a ca. 26 m. di profondità, capace di 3.000 spettatori; la basilica ornata di marmi e di pitture e le terme con la palestra, la Casa di Argo con un porticato di 20 colonne e 6 pilastri e i famosissimi papiri di Ercolano in parte conservati nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli.
Ischia
Il territorio viene suddiviso in due toponimi principali: Ischia Porto, anticamente chiamato Villa dei Bagni per la presenza di diverse terme, e Ischia Ponte, l'antico Borgo di Celsa (chiamato così per le numerose piantagioni di gelso che ne verdeggiavano le contrade). Il nome di Ischia è stato esteso a tutto il comune in età recente,anticamente la "Città d'Ischia" era costituita dal cosiddetto "Castello Aragonese", dove aveva sede il governatore dell'isola e il vescovo della diocesi.
Adorna la cittadina una lussureggiante pineta che si stende sino alle spiagge. In questo comune si accentra la storia civile e religiosa di tutta l'isola, che mostra nei caseggiati di Ischia Ponte l'antica architettura isolana. Località famosa per spiagge, sorgenti termali, attrattive storiche, ricca di alberghi di gran lusso su posizioni d'incanto.
I principali monumenti sono: il Castello Aragonese, che svetta a 115 metri d’ altezza e si raggiunge con un comodo ascensore. Il Castello è per molti versi l'emblema dell'isola d'Ischia. Visitarlo è senz'altro un obbligo ed un vero piacere.
E' un luogo di incantevole bellezza, lontano dalle strade affollate e dai rumori del centro abitato. Tra monumenti, ruderi e terrazze dalla vista mozzafiato, sembrerà di essere tornati indietro nel tempo, immersi nella bellezza della natura selvatica e nel fascino della storia: il Museo del Mare, la chiesa della Madonna delle Grazie e delle Anime del Purgatorio detta di S.Pietro, la Cattedrale dell'Assunta, la chiesa parrocchiale di S.Maria di Portosalvo, chiesa dell'Addolorata, la Biblioteca Antoniana, il Palazzo del Seminario, la chiesa Collegiata dello Spirito Santo.
Caserta: La Reggia
Di tutte le splendide opere e costruzioni con cui i Borbone abbellirono e modernizzarono il Regno delle Due Sicilie, il fiore all’occhiello è senz’altro l’universalmente conosciuta ed apprezzata Reggia di Caserta, progettata ed in gran parte costruita dall’architetto olandese Ludwig Van Wittel, italianizzato in Vanvitelli.
Questi fu voluto a Napoli personalmente dal Re Carlo, il quale, da degno pronipote del Re Sole, voleva senz’altro procedere alla costruzione di un nuovo Palazzo Reale, degna “dimora” di un Sovrano Borbone e della sua Corte. La nuova costruzione sarebbe dovuta essere, nelle sue intenzioni, la più bella e grande reggia del mondo dopo Versailles stessa, ad onore del nuovo Regno da lui conquistato e come ulteriore riprova della sua volontà che tale Regno fosse realmente indipendente e sovrano.
Nel 1767, dopo una violenta eruzione del Vesuvio, il giovane Re Ferdinando IV decise di trasferirsi da Portici a Caserta, e così i lavori ripresero attivamente, fino alla morte di Vanvitelli, nel 1773.
L’opera venne portata avanti dal figlio, ma in realtà la Reggia subirà modifiche ancora fino al 1920.
Tivoli: Villa d’Este
Collocata a 235 metri di altezza, attraversata dal fiume Aniene, la nascita della città di Tivoli risale intorno al 1215 a.C., sul primo insediamento di Tibur. Dal IV secolo A. C. deve contrastare la minaccia di Roma, alla quale si oppose nel 338 A. C. con la definitiva sconfitta. A seguito della conquista divenne uno dei luoghi preferiti della nobiltà romana, che qui costruirono sontuose ville. Il periodo di Adriano, [117-138 A.], rappresentò il momento maggiore del suo sviluppo edilizio.Divenuta nel Medioevo un fiorente comune libero e sede vescovile, Tivoli fu spesso esposta ai progetti espansionistici di Roma e alla lotte tra papato e impero. La sua notorietà a livello mondiale è dovuta anche a Villa d’Este, ai suoi giardini all’italiana e ai magnifici giochi d’acqua creati dalle fontane che prendono l’acqua dal fiume Aniene mediante una galleria che per oltre un chilometro attraversa la città. La sua costruzione risale al 1550, quando il cardinale Ippolito II, figlio di Lucrezia Borgia e di Alfonso I° d’Este di Ferrara, venne nominato governatore di Tivoli e prese possesso della sua nuova residenza. I successori del cardinale continuarono l’opera finché la villa giunse a Ercole III d’Este che la lasciò alla figlia Maria Beatrice, moglie dell’arciduca Ferdinando d’Asburgo, dalla quale passò alla Casa d’Austria. Dopo il 1918 fu però ripresa dal governo italiano che procedette a un generale restauro.
Venezia
Venezia è una città conosciuta in tutto il mondo per la bellezza delle sue opere d’arte, ma soprattutto per la meraviglia e la particolarità del sito sul quale sorge: la laguna.
La città di Venezia, capoluogo regionale e di provincia, è sicuramente una delle più pittoresche, affascinanti e belle città d’Italia e del mondo. Sorge a quattro chilometri dalla terraferma, nella vasta laguna adriatica che ne porta il nome. Posta ad un’altitudine di quasi 2 metri sopra il livello del mare, la città conta circa 330.000 abitanti e si estende su una superficie comunale di 457 chilometri quadri. L’acqua presente in ogni angolo della città, i canali, gli edifici che sembrano venir fuori dal mare, i vaporetti, i motoscafi, le barche e le famosissime gondole (lunghe 11 metri e larghe 1,20 metri), rendono Venezia davvero unica.
La città d’arte è un incomparabile centro culturale, artistico e turistico ed è inoltre sede universitaria. Le sue origini risalgono all’epoca delle invasioni barbariche, quando alcuni popoli di città venete si rifugiarono nel 451 dopo Cristo sulle isole della laguna.
In epoca romana prendeva il nome di “Venetia” ed era abitata da pescatori, salinari (che lavoravano nelle saline), tutti esperti nella costruzione delle imbarcazioni per la navigazione lagunare e fluviale.
Alla fine del VII secolo gli abitanti delle lagune furono governati da un duca, detto “doge” in dialetto veneto. Da questo momento prese vita la prima forma di stato veneziano, il Dogato, che contraddistinse Venezia per diversi secoli.
I Dogi furono circa 120 e governarono dal 697 al 1797. Fu in epoca medievale, con le celebri Crociate, che Venezia diventò la regina indiscussa del Mediterraneo sia da un punto di vista militare che commerciale, avendo rapporti con quasi tutto il mondo allora conosciuto. Già in quell’epoca l’industria del vetro a Venezia era sviluppata ed aveva numerosi compratori nel Levante e in Europa.
Dal 1000 al 1500 la flotta commerciale che si era venuta a creare estese i domini e fondo’ colonie sul Mediterraneo e sul Mar Nero, ricevendo così l’appellativo di “Serenissima”.
A partire dal Seicento, Venezia conobbe una straordinaria stagione culturale e artistica, ma alla fine del XVIII secolo, quando Napoleone conquisto’ la Pianura Padana, Venezia iniziò a conoscere il suo declino politico e militare.
Il 2 maggio 1797 ebbe fine la Serenissima e Venezia passò, dopo qualche mese dall’entrata di Napoleone in città, all’Austria, ma quando questa fu sconfitta nel 1866 durante la III Guerra d’Indipendenza, Venezia si unì al Regno d’Italia.
Altre due cose rendono la città di Venezia unica al mondo: il famoso Carnevale di Venezia che risale al X secolo e la Regata Storica, sfilata delle imbarcazioni – fra cui le splendide gondole – che hanno fatto la storia della città.
La città di Venezia è divisa in quartieri, detti “sestieri”: San Marco, Santa Croce, San Paolo, Dorsoduro, Castello, Cannaregio,
Il sestiere San Marco è il cuore della città ed è caratterizzato dalla splendida Piazza San Marco con la Basilica (costruita su modello della Basilica dei Santi Apostoli di Costantinopoli) e il Campanile omonimi; nello stesso sestiere il Palazzo Ducale del XIV e XV secolo, la Chiesa di Santo Stefano e la Torre dell’Orologio.
Il sestiere di Santa Croce, era una zona paludosa, meta di branchi di lupi che durante la bassa marea riuscivano a raggiungere questi luoghi ricchi di foreste.
Nel sestiere di S. Paolo, che divenne, insieme a quello di San Marco, la sede economica e commerciale della città, sono ubicati importanti monumenti, tra cui, la Basilica di Santa Maria Gloriosa dei Frari; Cà Foscari; il ponte di Rialto.
Il sestiere di Dorsoduro, anticamente denominato “Scopulo”, non era una zona molto sicura per le incursioni dei barbari. Qui si possono ammirare la Basilica della Salute (capolavoro di Baldassarre Longhena), Cà Rezzonico e le Gallerie dell'accademia.
Il sestiere di Castello, anticamente denominato Olivolo, per la presenza di oliveti, costituisce l'isola più grande sopra la quale sorge Venezia; accoglie il Museo storico navale, la cinquecentesca Pinacoteca Querini Stampalia, la medievale Basilica dei Santissimi Giovanni e Paolo, i Giardini della Biennale (dal 1895, sede della Biennale Internazionale dell’Arte), la cinquecentesca Scuola di San Giorgio degli schiamone.
Il sestiere di Cannaregio, sorge a nord del Canal Grande, per la presenza di fitti canneti, prese il nome di Canaleclo.
L’isola limitrofa alla città, Giudecca, in passato era chiamata “Spina Longa”, per la sua struttura a spina di pesce,
Verona
Verona, città con oltre due millenni di storia, è oggi il secondo centro del Veneto per vivacità e consistenza delle sue attività economiche nonché una frequentata meta turistica internazionale.
Le dolci anse dell'Adige che l'attraversano e le colline che la cingono dal lato settentrionale ne determinano la bellezza e l'armonia paesaggistica.
Favorita dalla sua collocazione geografica, essa aveva probabilmente già un suo nucleo reto-etrusco ed euganeo, ma le prime notizie certe risalgono al IV secolo a.C. In epoca romana fu un centro politico e commerciale di prima grandezza, di cui oggi rimangono tracce fastose, dall’Arena al Teatro Romano, dall’Arco dei Gavi a Porta Borsari, dall'area archeologica di Porta Leoni a quella degli Scavi Scaligeri. Quest’ ultima zona, situata al centro della città, a due passi da piazza delle Erbe, è divenuta durante il Medioevo sede del potere politico e amministrativo, in essa si trovano armoniosamente accostate o fuse insieme le vestigia di epoche diverse: dai resti romani ai grandi palazzi del Sette-Ottocento, passando attraverso l’architettura medievale, quella fiorita sotto la signoria degli Scaligeri, quella rinascimentale.
Piazza delle Erbe, ricalca l’impianto dell’antico Foro Romano e per secoli è stata il centro della vita politica ed economica della città. La zona centrale (il cosiddetto "toloneo") è ancor oggi animata da un colorato mercato. Tra le bancarelle con ombrelloni bianchi si ergono colonne e monumenti. La piazza è incorniciata da palazzi e edifici che hanno segnato la storia di Verona
Tratto interessante e meno conosciuto sono le antiche mura della città, delle quali si conservano ancora cospicue porzioni. Se delle due cinte successive erette dai Romani rimane ben poco (solamente un breve tratto della prima lungo l’attuale Via Diaz, e una parete delle "Mura di Galieno", presso l'Arena), le mura comunali tra Castelvecchio e Ponte Aleardi, ricostruite dopo l’inondazione del 1239, sono ancora in ottimo stato.
Le porte monumentali, le mura e le fortificazioni, testimoniano dell’importanza strategica della città, ben difesa dalle aggressioni esterne.
Verona, da sempre, è anche cultura: numerose istituzioni, quali la Biblioteca Civica e la Capitolare (il cui Scriptorium era attivo già dal VI secolo d.C.), l’Accademia Filarmonica (la più antica del mondo) e la Fondazione Arena, la Società Letteraria e l’antica Accademia d’Agricoltura, Scienze e Lettere, l’Università ed il Conservatorio ne mantengono intatta la vivacità culturale. Numerosi sono sempre stati i suoi visitatori, alcuni dei quali illustri, come Dante, Mozart, Goethe, Ruskin. Verona attira ancora oggi ospiti da tutto il mondo con la sua Arena, con il mito di Giulietta e Romeo, con la sua raffinata bellezza.
Padova
Capoluogo di Provincia della Regione Veneto, Padova è situata 12 metri sopra il livello del mare e conta circa 230.000 abitanti.
Posta sulle rive del fiume Bacchiglione, a pochi chilometri dal Brenta, e dominata dai Colli Euganei, la città risulta essere il più attivo centro commerciale di prodotti agricoli e industriale del Veneto, dopo Verona. Troviamo tra le altre, fabbriche per la produzione del rayon, setifici, iutifici e distillerie.
Pur essendo da sempre un importante punto di riferimento dal punto di vista culturale per la presenza dell’Università (antico Ateneo universitario fondato nel 1222 da parte di un gruppo di professori di Bologna), Padova ultimamente ha sviluppato anche alcuni settori del terziario, quali i trasporti e la comunicazione.
Città antichissima, dalla pianta urbana tra le più irregolari, pare sia stata fondata nell’anno 1000 a.C. Nel III secolo a.C. “Patavium” si alleò con i Romani per difendersi dai Galli, ottenendo così la cittadinanza e poi nel 49 a.C. la nomina a “Municipium”.
Dopo l’anno 1000 Padova si affermò come comune indipendente e nel 1164 si alleò con Verona, Vicenza e Treviso contro Federico Barbarossa, creando la cosiddetta “lega Veronese”.
Dopo le guerre con Federico Barbarossa, il Comune rafforzato sottomette Vicenza, Bassano e Feltre. Sono gli anni delle prediche di pace di un francescano portoghese che diventerà Sant’Antonio, a cui il popolo subito dopo la morte avvenuta nel 1231, inizierà a costruire una maestosa basilica. 
Il Comune si trasformò poi in Signoria, governata dalla famiglia Carraresi, che era la più potente, continuando ad essere un grande centro di cultura e di arte, dando asilo anche a Francesco Petrarca.
Padova perse l’indipendenza politica nel 1405 e cadde sotto il dominio veneziano, ma conservò ancora per tutto il’400, grazie a Donatello e a Mantegna, una specie di supremazia artistica su Venezia.
La città quindi seguì le sorti della “Serenissima” fino al 1797, ma poi, con il Trattato di Campoformio, cadde nelle mani degli Austriaci, quindi dei Francesi e poi di nuovo sotto l’Austria fino all’unificazione dell’Italia nel 1866.
Nel secolo XIX la città si è ampliata oltre le mura, soprattutto a sud e a nord, ma soprattutto in tempi recenti si è trasformata nella Padova di oggi. Non si può dire di aver visto Padova se, oltre alla Basilica di Sant’ Antonio non si visita la Cappella degli Scrovegni che rappresenta una delle opere più alte del genio di Giotto. La decorazione murale interna gli fu commissionata tra il 1303 e il1305 dal ricco signore padovano Enrico Scrovegni che la volle al fianco del suo palazzo poi demolito. Gli affreschi narrano episodi della vita di Maria e del Cristo.
Trento
Capoluogo del Trentino, a poca distanza dalle Dolomiti e dai numerosi laghi che si trovano nelle vicinanze, Trento è una città d'arte che si presenta con una forte impronta rinascimentale che la caratterizza per i suoi colori, i suoi palazzi e la rende unica tra le altre città dell'intero arco alpino.
Trento è in grado di stupire per la voglia di proporsi sempre in una nuova veste, mantenendo al contempo il suo attaccamento alle tradizioni.
Trento fu un “municipium” romano (se ne conservano le tracce); ma la vera vita della città iniziò quando venne inglobata col suo territorio nel Sacro Romano Impero della Nazione Germanica (attorno al 970) e diventò contea vescovile (dal 1004 al 1802). I due poli del potere ecclesiastico e civile, durato nel piccolo stato alpino quasi 800 anni, erano il Duomo (affiancato da Palazzo Pretorio) ed il castello del Buon Consiglio. Nella dimora fortificata abitarono dal secolo XIII in avanti i Principi Vescovi: si tratta di un complesso molto articolato, frutto di edificazioni aggiunte al nucleo preromanico. Al Castelvecchio furono addossati il Magno Palazzo (opera del vescovo e cardinale Bernardo Cles nel secolo XVI) e la Giunta Albertiana (di fine 1600). L’interno ospita musei e raccolte lapidarie ed è magnifico nei suoi ambienti nobili, detti “camere” o “stùe”. Il centro della città è la cattedrale, capolavoro dei maestri comacini (Adamo d’Arogno e figli). In origine era la chiesa sepolcrale del vescovo S. Vigilio (secolo V), che fu continuamente ricostruita fino alla sistemazione del secolo XIII, ai tempi del Principe Vescovo Federico Wanga. Sia l’esterno, con il massiccio campanile finito in epoca barocca, ed il rosone settentrionale (Ruota della Fortuna), oltre al prospetto sulla piazza; che l’interno, severo nella sua linearità, danno la sensazione di una serenità possente.
In Palazzo Pretorio è sistemato il ricco Museo Diocesano con arazzi fiamminghi del 1500 ed il tesoro del Duomo. Molti altri monumenti rendono bella la città: S. Maria Maggiore, i resti della dominazione romana, S. Lorenzo, il Palazzo delle Albere, Piazza Fiera; il centro è una piacevole isola pedonale, dove risulta simpatico lo shopping.
La valle dei laghi
La Valle dei Laghi, è una delle più belle località del Trentino, famosa per i suoi bacini lacustri di origine alpina e per i suoi castelli, tra i quali ricordiamo Castel Toblino. In quest’ area anche la città di Rovereto, capitale culturale del Trentino per eccellenza con i suoi molteplici musei e il maestoso Castel Beseno, il più vasto complesso medievale della regione. In questa valle, il Lago di Caldonazzo, il cui omonimo centro è ricco di locali e divertimento. Non distante da Caldonazzo, Levico Terme, famoso centro termale già a partire da fine 800.
Rovereto e Castel Beséno
Per raggiungere la “Città della Quercia” (tale è il nome araldico di Rovereto), si percorre la Val Lagarina fra coltivazioni di vigne ed una serie di centri abitati, dislocati sia in destra che in sinistra Adige.
Prima della città, si incontra Castel Beséno a guardia della piana atesina ed all’imbocco dell’altopiano di Folgaria. Più che un castello, è un complesso feudale murato lungo circa 250 metri e largo un centinaio. L’aspetto attuale di Castel Beséno risale al XVI secolo, ma il nucleo originario è preistorico; sopra, si insediò la fortificazione medievale. L’opera reca le tracce dei diversi abitatori, che crearono camminamenti, torri, scale a chiocciola, trabocchetti, postazioni d’artiglieria e fecero affrescare alcuni ambienti. Per quasi 500 anni il castello appartenne ai Trapp, che lo cedettero negli anni ’70 alla Provincia di Trento.
Il centro roveretano ha origine antica: di sicuro dall’ età del ferro, con la sovrapposizione dei Romani e nel Medioevo di coloni germanici. I Castelbarco vi posero la cinta muraria (sec. XIII-XIV); poi la città fu di Venezia (1416-1509), della cui presenza restano il castello (ora Museo storico della guerra) e la chiesa di S. Marco (1462). Nei secoli seguenti Rovereto diventò quasi la capitale intellettuale del Trentino. Nella città, per circa quattro secoli, fiorì l’industria della seta, affiancata da quella della carta nel secolo XVIII. A tutt’oggi Rovereto è al centro di una discreta zona industriale. Oltre agli edifici ricordati (danneggiati dai bombardamenti nella prima e nella seconda guerra mondiale) meritano una visita i palazzi del 1800 (fra tutti Palazzo Rosmini), il Teatro Zandonai, le Valbuse, la Galleria Museo Depero ed il Museo Civico, la chiesa del Carmine. A tre chilometri dal centro, sulla collina di Miravalle, è sistemata la Campana della Pace di 226 quintali, alta m. 3,36 e larga alla bocca m. 3,21.
Caldonazzo
Posta a 480mt. di altezza è una tipica borgata che ha dato il nome al lago e che si stende su un’ ampia pianura. La scacchiera variopinta dei campi, le macchie dei prati e dei frutteti, l’azzurro del lago il verde delle pinete, le pareti rocciose delle cime più lontane, i nastri delle strade che a raggiera partono dal pittoresco centro lacustre, creano una suggestiva tavolozza di colori, illuminata da una luce morbida e diffusa. Caldonazzo è una gradevole località per un soggiorno estivo. Vi ha sede la Corte dei conti Trapp, risalente al 1500.
Levico Terme
La cittadina di Levico che si affaccia sull'omonimo lago nascosto tra il verde dei monti della Valsugana, è una delle più rinomate Terme ottocentesche, nota alla medicina internazionale per l'efficacia terapeutica delle sue acque arsenicali-ferruginose, uniche in Italia. Dalla seconda metà dell'Ottocento Levico, assieme alle altre stazioni termali di Vetriolo e Roncegno divenne meta di villeggiatura della nobiltà europea, sono ancora evidenti le influenze Austro-Ungariche nell'architettura, ne è l'esempio più bello il “Grand Hotel delle Terme” in stile Liberty, già frequentato dagli Asburgo. Il Parco delle Terme noto per le rigogliose piante esotiche è uno dei simboli della città. Vero e proprio gioiello architettonico è la chiesa di S. Biagio del XIII secolo.
Levico non offre soltanto benessere termale ma anche sport quali la pesca o la canoa; le passeggiate fra i castelli o alla scoperta di laghi di montagna, boschi e pascoli.
La Val di Non e "la strada delle mele"
Questa vallata aperta e solare, è conosciuta per la produzione della mela e per la presenza di molteplici borghi e chiesette affrescate, veri e propri gioielli di arte sacra. Castelli medioevali e numerosi manieri disseminati su soleggiati dossi e terrazze coltivati a frutteto sono distribuiti un po' ovunque in tutta la vallata. Tra vigneti e frutteti la Val di Non è una delle aree agricole più rigogliose del Trentino.
Durante il Medioevo questa zona era per tradizione ed ingegno della sua gente il granaio del Trentino; e sui terreni, accanto al gelso ed alla vite, già allora vigoreggiavano i meli, i
peri, i cotogni, i nespoli. Oggi la Val di Nòn è un frutteto; soprattutto tre sono i tipi di mela coltivati dagli agricoltori del luogo e della bassa Val di Sole: Renetta del Canadà, Golden Delicious e Red Delicious. Moderne strutture lavorano e commercializzano il prodotto, che in parte va all’esportazione.
A Segno esiste “Mondo Melinda”, una specie di Mecca delle mele doc.
MondoMelinda
Il Consorzio MELINDA ha creato MondoMelinda per tutti coloro che desiderano entrare in contatto con la realtà dell'Azienda, un luogo in cui le famiglie, i turisti e gli amanti della natura possono scoprire, grazie a strumenti multimediali come filmati e cd-rom, i segreti di un frutto dalle caratteristiche speciali.
Posto nel cuore della Valle di Non, questo luogo unico nel suo genere, è il punto di riferimento per scoprire gli aspetti del lavoro, della cura e della passione dei produttori Melinda. Ogni curiosità sui metodi di coltivazione, le fasi di lavorazione nelle Cooperative, le proprietà delle mele, troveranno risposta.
La "strada delle mele"
Da Segno, “la strada delle mele”, si snoda in mezzo ai frutteti e fa scoprire i piccoli grandi tesori della valle. Si possono così incontrare le "pietre nobili" dei castelli sparsi sulle colline, tra i boschi e in riva ai laghi. Si comincia con Castel Thun (a Vigo di Ton, a una manciata di chilometri da Segno) considerato il più pittoresco maniero del Trentino. La sua mole maestosa e massiccia si intravede già percorrendo il fondovalle: torrette angolari, possenti torrioni difensivi, bastioni, camminamenti di ronda. 
A Cles, a strapiombo sul lago di Santa Giustina, si erge in tutta la sua eleganza il Castello dei Clesio, nobile e illustre famiglia trentina. Percorrendo una strada che si perde tra filari di mele: si arriva al cospetto di quella che anticamente era una fortificazione e che col passar dei secoli fu trasformata in un elegante palazzo patrizio: fregi, stemmi, allegorie, affreschi fanno quasi dimenticare le due imponenti torri (la Tor del là e la Tor de qua) che facevano parte del suo complesso sistema difensivo. La "strada delle mele" (e dei castelli) porta anche a Castel Malgolo (nella frazione omonima, a pochi chilometri da Romeno, verso l'alta valle) e fino al Castello di Castelfondo, arroccato su una rupe.
Il Parco Naturale Adamello - Brenta
è la più vasta area protetta del Trentino. Situato nel Trentino occidentale, con i suoi 620,517 km² comprende i gruppi montuosi dell'Adamello e del Brenta, separati dalla Val Rendena e compresi tra le valli di Non,
di Sole e Giudicarie. E' interessato dalla presenza di oltre 80 laghi e dal ghiacciaio dell'Adamello, uno dei più estesi d'Europa. La componente faunistica è tra le più ricche dell'arco alpino, comprende tutte le specie montane, inclusi lo stambecco e l'orso bruno.
Madonna di Campiglio
Adagiata a 1550 metri di quota, nella bellissima conca tra il gruppo delle Dolomiti del Brenta e i ghiacciai dell´Adamello e della Presanella, fu lanciata turisticamente nella seconda metà del secolo scorso e trasformata nel ricercatissimo luogo di soggiorno per la nobiltà e la ricca borghesia austriaca e mitteleuropea.
Tra i suoi ospiti, nel 1889 e nel 1894, ebbe addirittura la principessa Sissi e l´imperatore Francesco Giuseppe. Nel 1947 fu fondata la Società Funivie Madonna di Campiglio con lo scopo di valorizzare la pratica dello sci e, quindi, di promuovere la località. Oggi il circuito degli impianti si sviluppa lungo 90 km.

